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Nessun amante del giallo che si definisca tale, può ignorare la regina del genere Agatha Christie. Di seguito trovate l’incipit integrale di C’è un cadavere in biblioteca, nella deliziosa traduzione di Alberto Tedeschi, perchè la prima volta che l’ho letto me ne sono letteralmente innamorata e solo leggendolo credo si possa capire questo amore..

La signora Bantry stava sognando. I suoi piselli odorosi avevano appena vinto il primo premio all’esposizione dei fiori. Il curato, vestito dei sacri paramenti, distribuiva i premi in chiesa. Sua moglie andava in giro in costume da bagno: ma quel fatto, che se fosse accaduto nella realtà non avrebbe mancato di scandalizzare i fedeli parrocchiani, pareva, come succede spesso nei sogni, non desse minimamente nell’occhio ai presenti.
La signora Bantry si godeva placidamente il suo sogno. Succedeva così quasi tutte le mattine e tutti quei sogni terminavano con l’arrivo del primo tè della giornata. In qualche angolo del suo subconscio si registravano quei mille piccoli rumori che riempiono una casa di buon mattino. Lo scorrere degli anelli delle tende che venivano aperte dalla cameriera, i rumori della donna delle pulizie che spazzava in corridoio. In lontananza, il clangore del chiavistello del portone.
Cominciava un’altra giornata. Nell’attesa, lei si sforzava di trarre il maggior piacere possibile dallo spettacolo dei fiori, che già stava mostrando la sua natura onirica…
Da sotto, veniva il rumore prodotto dall’apertura delle grandi imposte di legno del salone. Lo udiva bene, per quanto non volesse prestarvi attenzione. Di solito, il tramestio delle faccende mattutine durava mezz’ora, in tono discreto e smorzato, per nulla molesto perchè familiare; culminava con un suono di passi svelti e sicuri, nel corridoio, il fruscio di una gonna, il sommesso tintinnio delle tazzine quando il vassoio veniva posato sulla tavola, di fuori, il discreto bussare e infine l’apparizione di Mary che apriva le tende.
Nel sonno, la signora Bantry si accigliò. Pur sognando, percepì la sensazione di qualcosa di fastidioso, d’inopportuno. Passi sul corridoio, passi troppo affrettati e troppo mattinieri. Inconsciamente attese il tintinnio delle tazzine ma non udì nulla.
Udì bussare. Automaticamente, ancora sognando, la signora Bantry disse: «Avanti». La porta si aprì. adesso doveva venire il rumore delle tendine che si aprivano. Ma questo non accadde. Nella penombra grigia della stanza, risuonò isterica e strozzata la voce di Mary:
«Oh, signora, signora, c’è un cadavere in bilioteca!». Dopo di che, con un improvviso scoppio di singhiozzi, corse fuori della camera.

La signora Bantry balzò a sedere sul letto.
Poteva darsi che il suo sogno avesse preso una strana piega, oppure era realmente entrata nella camera Mary, gridando l’incredibile e fantastica notizia che c’era un cadavere in bilioteca?
“Impossibile!” si disse la signora Bantry. “Devo aver sognato.”
Ma per quanto si dicesse così, sentiva sempre più la certezza di non aver sognato. Mary, tanto padrona di se stessa, aveva veramente pronziato quelle fantastiche parole.
La signora Bantry stette a riflettere un po’, quindi appioppò una insistente gomitata al marito che stava dormendo.
«Arthur, Arthur, svegliati!»
Il colonnello Bantry borbottò qualcosa, poi si voltò sull’altro fianco.
«Svegliati, Arthur. Non hai sentito che cosa ho detto?»
«Va bene, va bene» biascicò il colonello Bantry. «Sono completamente d’accordo con te, Dolly.» E subito riprese a dormire.
La signora Bantry lo scosse.
«Devi ascoltarmi. Mary è entrata a dire che c’è un cadavere in bilbioteca.»
«Un… che cosa?»
«Un cadavere in bilioteca!»
«Chi l’ha detto?»
«Mary.»
Il colonnello Bantry concentrò le sue disperse facoltà e si sforzò di affrontare la situazione. Disse «Sciocchezze, vecchia mia; te lo sei sognato».
«No, non ho sognato. Veramente dapprima l’ho creduto anch’io. Ma non ho sognato: è venuta Mary e ha detto proprio così.»
«Mary è venuta a dire che c’è un cadavere in bilbioteca?»
«Si.»
«Ma non può essere» fece il colonnello.
«No, no, pare anche a me» disse la signora Bantry, dubbiosa.
E proseguì in tono beffardo: «E allora perchè Mary ha detto che c’è?»
«Non è è possibile.»
«L’ha detto.»
«Te lo sei immaginato.»
«Non me lo sono immaginato.»
Adesso il colonnello Bantry era completamente sveglio e pronto a esaminare la situazione nei suoi dettagli. Disse gentilmente: «Ma davvero Dolly, stavi sognando, ecco tutto. E’ per via di quel giallo che stavi leggendo…
The Clue of the Broken Match. Sai… Lord Edgbaston trova una splendida bionda morta sul tappeto della biblioteca. Nei libri, i cadaveri si rinvengono sempre nelle biblioteche. Nella vita di tutti i giorni non mi risulta che sia mai successo».

Il  risveglio pigro in una grande casa vittoriana, i rumori e i gesti della quotidianità di una anziana e rispettabile coppia, un cadavere inaspettato, il tutto raccontato con una maestria e una leggerezza davvero regale.. è una lunga citazione, m rendo conto, ma ogni volta che lo riprendo in mano penso che tutti gli amanti del genere dovrebbero avere la possibilità di leggerlo, almeno una volta..