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copertina Pamuk - il mio nome è rosso“Sento che vi domandate: cosa vuol dire essere un colore?
Il colore è il tocco dell’occhio, la musica dei sordi, un grido nel buio. Dato che sono decine di migliaia di anni che ascolto, di libro in libro, di oggetto in oggetto, quel che dicono le anime, come il ronzio del vento, lasciatemi dire che il mio tocco somiglia a quello degli angeli. Parte di me richiama i vostri occhi, è la mia parte pesante. L’altra vola in aria con i vostri sguardi, è la mia parte leggera.”

Un viaggio illustrato nella Istanbul del 1591.. nevica, un uomo ritorna per inseguire un amore, un libro segreto miete vittime tra i miniaturisti e la pittura occindentale si affaccia alle porte dell’oriente con le sue ombre e i suoi chiaroscuri..

Il mio nome è rosso è un libro di memorie instabili in un’epoca di mutazioni, un giallo atipico riuscitissimo, perchè il colpevole resta nascosto tra i colori e le firme dei miniaturisti che vivono la loro arte immutabile nel momento del suo tramonto.

miniatura

Tutti i protagonisti raccontano la loro storia in prima persona e la trama si dipana lentamente e con tutti gli orpelli che la miniatura impone. Ascoltiamo di volta in volta, il punto di vista del cane, del platano, del colore rosso, così come di Falfalla, Oliva, Nero e la bella Sekure..

Ad aprire il racconto è la voce del morto, dal fondo di un pozzo, un’immagine cruenta descritta nei minimi dettagli che non spaventa solo perchè la si immagina come se fosse una miniatura, che anche alla morte dona un’armonia e un tratto del tutto irrealistico..

“Come vedete sono la Morte, ma non abbiate paura, sono solo un disegno. Nei vostri occhi leggo che avete comunque paura di me. Mi piace che, pur sapendo che non sono vera, abbiate lo stesso paura, quasi aveste veramente incontrato la morte, come bambini che si fanno prendere dal gioco. Mi guardate e intuite che ve la farete sotto dalla paura quando arriverà quell’ultimo e inevitabile momento. Non è uno scherzo, sono soprattutto gli uomini forti come leoni a perdere il controllo quando incontrano la morte. È per questo che i campi di battaglia che avete disegnato migliaia di volte non puzzano, come si crede, di sangue, polvere da sparo e armature arroventate, ma di merda e carne putrefatta”

Il libro è del 1998, Pamuk ha vinto il Nobel per la letteratura nel 2006 e ogni biblioteca ha più di una copia a disposizione, in economica ora lo si trova a meno di 12 euro.. insomma in un modo e nell’altro un libro da leggere..