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Il rapporto con i libri è così personale, che spesso ognuno ha un suo approccio, una sua storia con cui tutti gli altri non hanno niente a che fare.. comunque resta il fatto che leggiamo, spesso cose diversissime tra loro che ci colpiscono per ragioni spesso assurde e non giustificabili.. ci si innamora delle prime pagine e non si può fare a meno di continuare a leggere, l’amico dell’amico dell’amico ce ne ha parlato malissimo e quindi sarà sicuramente un libro splendido e via che lo compriamo senza averlo neanche sfogliato.. di questo libro dirò solo che l’ho letto a causa di una città americana.. Boston e chi lo ha letto comprenderà bene il perchè, mentre in coloro che non hanno ancora avuto questo piacere, spero di avere instillato almeno un po’ di curiosità..

la donna della domenica“Il martedì di giugno in cui fu assassinato, l’architetto Garrone guardò l’ora molte volte. Aveva cominciato aprendo gli occhi nell’oscurità fonda della sua camera, dove la finestra ben tappata non lasciava filtrare il minimo raggio. Mentra la sua mano maldestra per l’impazienza, risaliva lungo le anse del cordoncino cercando l’interruttore, l’architetto era stato preso dalla paura irragionevole che fosse tardissimo, che l’ora della telefonata fosse già passata. Ma non erano ancora le nove, aveva visto con stupore; per lui che di solito dormiva fino alle dieci e oltre, era un chiaro sintomo di nervosismo, di apprensione.”

Il libro comincià così.. bello vero?! Scrive Irene Bignardi in una presentazione di questo romanzo non proprio recente (giugno di quest’anno comunque):
“Ambientato in una Torino malefica e metafisica, La donna della domenica è da molti considerato il capostipite del giallo italiano. Come sottolinea Andrea Pinketts, con La donna della domenica Fruttero e Lucentini hanno segnato il passaggio del giallo italiano dal ghetto della sottocultura ai piani alti della letteratura.”

Il giallo in Italia non comincia certo con fruttero e Lucentini, ma merito loro è sicuramente quello di avere dato al genere un’impronta diversa, come dire più alta.. Questo piccolo gioiello di letteratura gialla ormai è alla soglia dei quarant’anni, che si sa, sono una sorta di giro di boa nella vita (o così parevano una volta) e nonostante tutto l’avvicendarsi di Repubbliche (c’è stata la prima seppellita da tangentopoli, ne è nata una seconda che pare già morente e si comincia a parlare della terza che chissà poi cosa ci riserverà) resta un meravilgioso piccolo capolavoro umoristico e profondo. Una foto d’epoca di una Torino che non esiste più, fatta di eleganza, discrezione, mistero e snobbismo.

Citando ancora Bignardi:

“Era il ritratto di un paese appena uscito dal miracolo economico ed entrato negli anni di piombo, che aveva in Torino la sua capitale segreta ed evidente, la sua capitale industriale e aristocratica, la sua capitale periferica ma autorevole, la sua capitale severa ma ironica. E l’ironia è la chiave della scrittura e l’essenza di La donna della domenica: una scrittura tutta intrisa di leggerezza, di humour, di citazioni dal reale, intrecciata al gusto del pastiche, alla capacità di ascoltare e di riprodurre con assoluta naturalezza letteraria (se l’ossimoro sta in piedi) il linguaggio quotidiano della gente bene e non, a un orecchio esercitato a cogliere dal vivo i modi e i toni della conversazione. Una scrittura tanto più sorprendente nella sua delicata compattezza perché usciva dalla macchina per scrivere (rigorosamente Olivetti, siamo in Piemonte, e più precisamente da una Valentine, perché siamo negli anni del design di Sottsass) di due scrittori, anzi dello scrittore “bicefalo” e “quadripigio” di cui Ceronetti si rifiutava di riconoscere l’esistenza come di fronte a un miracolo o a un monstruum di natura.”

Un libro da non perdere o da recuperare se preferite, che racconta con leggerezza un’Italia che non esiste più, ma che con una certa nostalgia ci piace pensare che non passerà mai visto che è così ben tratteggiata in queste pagine..

Insomma leggetelo!

Mastroianni - La donna della domenicaPer i pigri comunque esiste una bella versione cinematografica di Luigi Comencini del 1975 con Marcello Mastroianni in veste poliziesca.. anche quello da recuperare per chi l’avesse perso..

Piccola biografia del doppio F&L: Carlo Fruttero (Torino 1926 – ) e Franco Lucentini, (Roma, 1920 – Torino, 2002) si conoscono alla fine degli anni quaranta durante un soggiorno a Parigi: Lucentini si è laureato in filosofia nella città natale nel 1943 ed è stato richiamato alle armi per breve tempo collaborando in seguito con il comando alleato; Fruttero si è trasferito nella capitale francese in cerca di lavoro. I due creano nel 1952 un sodalizio destinato a durare cinquant’anni. Scrittori, traduttori, consulenti di case editrici (prima Einaudi, dove traducono Borges, Beckett, Salinger e Robbe-Grillet, poi Mondadori), autori di radiodrammi e di cronache satiriche, curatori delle raccolte di strisce di B.C., dirigono dal 1964 al 1985 “Urania”, succedendo a Giorgio Monicelli.  Con Lucentini Fruttero cura Il secondo libro della fantascienza (1961) e Il quarto libro della fantascienza (1991). Lucentini muore suicida a Torino nel 2002. L’anno successivo Fruttero riunisce per Einaudi con la collaborazione di Domenico Scarpa alcuni scritti del sodalizio ne I ferri del mestiere: manuale involontario di scrittura con esercizi svolti. Rimasto solo Fruttero pubblica Donne informate sui fatti (2006), Ti trovo un po’ pallida (2007), La Creazione (2008), Mutandine di Chiffon (2010).