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“Passeggiavo su e giù per il marciapiede nella stazione di Pennsylvania, lungo il treno che sarebbe partito di lì a poco. Mi ero asciugato la fronte madida di sudore, poi mi ero acceso una sigaretta, con la sensazione che, dopo aver calmato un po’ i nervi, sarei stato pronto a stringere un contratto col miglior offerente per impegnarmi a trasportare la Piramide di Cheope in cima ad un grattacielo con le mie sole mani e in costume da bagno. Ed ero certo che ce l’avrei fatta, dopo la prova che avevo testè affrontata. Ma ero appena alla terza boccata di fumo, quando una serie di colpetti nervosi al vetro di un finestrino richiamò la mia attenzione. Mi porotesi a guardare, e vidi dietro il vetro Nero Wolfe, seduto nello scompartimento letto in cui ero riuscito a depositarlo sano a salvo. Mi guardava con occhi pieni di rimprovero e di disperazione e mi gridò, attraverso il vetro:
– Archie! Accidenti a voi, venite qui! Il treno sta per partire e i biglietti li avete voi!
– Ma se mi avete detto che non avrei potuto fumare in vostra presenza perchè lo scompartimento è troppo piccolo! – gridai a mia volta. – Sono le 9.32… E poi, ho deciso di non partire. Buon sonno signor Wolfe!
E ripresi a passeggiare e a fumare. Oh, sì i biglietti! Non era dei biglietti che Wolfe si preoccupava: in realtà aveva un vero terrore di rimanere solo nello scompartimento all’atto della partenza. Non poteva soffrire le cose in moto, il mio amato superiore, e si compiaceva di dimostrare, quando gli accadeva di discuterne, che nove volte su dieci la gente non sta meglio nel luogo in cui va, di quanto stesse nel luogo in cui era prima. Eppure, perdinci, ero riuscito a rimorchiarlo alla stazione venti minuti prima dell’ora fissata per la partenza, nonostante le difficoltà supplementari costituite da tre valige, due valigette a mano, due soprabiti, ritenuti indispensabili per un’assenza di quattro giorni nel mese d’aprile; da Fritz Brenner, il nostro cuoco e factotum, che ci aveva accompagnati fin sulla soglia di casa con le lacrime agli occhi; da Theodore Horstmann, il giardiniere, che, quando eravamo finalmente riusciti a issare Wolfe nell’automobile che doveva condurci alla stazione, era corso a fargli alcune decine di domande a proposito delle ordchidee; e infine dal piccolo Saul Panzer, uno degli assistenti di Wolfe, che aveva voluto accompagnarci fino al treno, dicendogli poi addio con voce tremante e con un soffocato singhiozzo in gola. A vederci si sarebbe creduto che andassimo a fare una spedizione nella stratosfera per lucidare la luna.”

Ok, se avete letto fin qui, ammettiamolo pure, lo stile di Rex Stout vi piace.. Io personalmente ne vado pazza.. Non credo che si possa essere più dissacranti di Archie Goodwin con il proprio datore di lavoro e nonostante questo avere una fiducia e una stima in lui così enorme. In questo piccolo capolavoro del giallo, il pachidermico Wolfe per amore della buona tavola, non solo esce dal suo studio, ma prende addirittura due mezzi di trasporto.. Per chi conosce  e ama il personaggio, sarà facile comprendere quanto questo sia per lui una rottura della routine.. D’altronde per le orchidee e la cucina Wolfe è disposto (raramente) a qualche rinuncia..

Too many cooks (alta cucina) - copertina edizione originale 1938

Too many cooks (alta cucina) - copertina edizione originale 1938

Gli amanti della scrittura di Rex Stout l’avranno sicuramente già letto, ma con l’arrivo dell’autunno niente è meglio di un buon giallo scritto con sapiente ironia per affrontare un pomeriggio piovoso (come oggi).. per tutti gli altri, lo consiglio senza riserve, come del resto tutto ciò che, di Rex Stout con protagonista Nero Wolfe, ho avuto la fortuna di leggere..

Per i curiosi, ma pigri in lettura, di questo romanzo esistono la splendida versione televisiva con Tino Buazzelli  (Salsicce Mezzanotte) e un recente (datato 2003) radio dramma (le cui puntate sono riascoltabili con l’ausilio di Real Player)..