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Esiste una ragione assolutamente plausibile al fatto che io parli pochissimo di thriller e moltissimo di gialli classici.. i thriller mi fanno paura, ma tanto.. nel senso che poi non dormo, per davvero, non si tratta del classico modo di dire.. per fare un esempio chiaro, io non ho mai visto (ahime!!) Shining,  e non perchè abbia particolare paura della pazzia di Jack Nicholson e delle pareti insaguinate, ma semplicemente perchè per me, le riprese aeree dei titoli di testa che seguono quell’automobilina minuscola su per la montagna sono già di per se inquietanti.. Direi, che avete capito il genere..

medical thrillerComunque, ecco, qualche tempo fa, mi sono fatta forza e ho comprato (soldi ben spesi, ci tengo a dirlo) questo libro.. Medical Thriller..

Paura fa paura, non crediate, ma saltando qualche notte di sonno beato e non vergognandomi delle occhiaie, anche io nel mio piccolo, ho potuto gustarmelo.

Dal retro di copertina:
“Non sempre i farmaci fanno bene… Il mistero, questa volta, piú che dietro l’angolo, è sopra il tavolo. In quella bianca, inquietante pastiglia. Perché, per prenderla, c’è bisogno di uccidere?”

Tre righe per gli autori:

Nel sito di Eraldo Baldini potete trovare una sezione che si chiama dicono di lui..
“I romanzi e i racconti di Baldini sono incubi perfettamente costruiti. Di certo, non sono adatti a conciliare il sonno.” (Simona Vinci)
“Questo scrittore continua a crescere. In mano a Baldini l’afabeto è un’arma affilata, e dovrebbe avere il porto d’armi per scrivere.” (Nicolò Ammaniti)
Carlo Lucarelli ha scritto Rapidamente il suo racconto per questo libro in circa due settimane e in un’intervista che potete leggere integralmente sul suo sito (www.carlolucarelli.net) spiega: “Ci sono medicinali attorno ai quali ruotano interessi miliardari. Se girano tanti soldi allora significa che si potrebbe arrivare a fare qualunque cosa pur di guadagnare denaro e far fuori la concorrenza.”
Giampiero Rigosi in un’intervista rilasciata alla presentazione di Medical Thriller diceva: “Vedo il racconto come un’istantanea che congela un istante, un momento. Il romanzo è un lungo lavoro di resistenza (…) Cortàzar diceva che se si paragona il raccontare storie alla boxe, il romanzo vince ai punti, il racconto deve buttare al tappeto.”