Gli albori delle serie TV

Il termine televisione venne deciso il 10 aprile 1947 durante la conferenza mondiale delle radiocomunicazioni di Atlantic City dai delegati di 60 nazioni che, altresì, stabilirono di adottare come abbreviazione la sigla TV.1 A riempire i palinsesti della neonata televisione statunitense, tutta basata sull’intrattenimento, erano per lo più delle produzioni derivate dalla radio: giochi, quiz, spettacoli di varietà e fiction.2 Durante glia anni quaranta la Federal Communication Commission (FCC), nel concedere ai network l’autorizzazione alle trasmissioni televisive, emanò un rapporto nel quale raccomandava che fossero mandate in onda solo opere utili alla propaganda di valori come la famiglia, la nazione, l’ordine e la legge. In seguito alle posizioni della FCC e all’avvento del maccartismo si svilupparono soprattutto sit-com basate sulla famiglia e serie incentrate sulla cattura dei fuorilegge.3

Tra la fine degli anni quaranta e la metà degli anni cinquanta televisivamente parlando, indagarono un po’ tutti: investigatori privati (Martin Kane, Private Eye, 1949-54 e Man Against Crime, 1949-56), criminologi (Craig Kennedy, Criminologist, 1952), avvocati (The Amazing Mr. Malone, 1951-52), giornalisti (Front Page Detective, 1951-53), fotografi (Casey, Crime Photographer, 1951-52), ex ladri gentiluomo (The Lone Wolf, 1954-55), proprietarie di gallerie d’arte (The Gallery of Mme Lui-Tsong, 1951) e famiglie intere (Detective’s Wife, 1950, Crime With Father, 1951-52).4
Le serie, tutte riprese in diretta e in interni, erano girate con budget molto ridotti, avevano ambientazioni e scenografie piuttosto semplici e trame che potevano essere allungate o accorciate, in base alle esigenze di tempo della messa in onda, per cui la capacità di improvvisazione era un elemento fondamentale.5

Si chiese agli scrittori che ne redigevano il testo di inserire una scena «di ricerca» verso la fine di ogni puntata: l’investigatore doveva cercare qualcosa in una stanza (la chiave del problema). (…) Se il tempo a disposizione era poco, egli andava direttamente verso il punto in cui avrebbe trovato ciò che cercava; altrimenti indugiava a rovistare tra i vari oggetti della stanza, prendendosi magari anche la briga di tagliare i cuscini del sofà.6

Nella televisione dei primordi gli inserzionisti pubblicitari avevano un’importanza fondamentale, tanto da sponsorizzare programmi interi e rivestire un ruolo di controllo sui contenuti.

Gli (…) agenti pubblicitari erano particolarmente favorevoli ai gialli per vari motivi. (…) La loro ambientazione moderna, il paesaggio urbano e i personaggi sembravano permettere meglio dei western e delle commedie l’inserimento degli spot.
7

Nata nel 1949 come serial radiofonico e messa in onda dalla NBC a partire dal 16 dicembre 1951, Dragnet può essere considerata la serie che fece da battistrada all’intero filone poliziesco.8

Jack Webb sulle pagine di Life

Jack Webb sulle pagine di Life

Protagonista, sceneggiatore, regista, ideatore (insieme a Richard L. Breen) e produttore della serie è Jack Webb nei panni del sergente della polizia di Los Angeles Joe Friday.

In apertura di ogni episodio una voce fuoricampo recitava: “La storia che state per vedere è realmente accaduta. I nomi sono stati cambiati per proteggere gli innocenti.” In chiusura veniva letta la sentenza della Corte Suprema dello Stato della California.

Nonostante lo stile narrativo marcatamente didascalico, l’assenza di spettacolarità, le trame essenziali e i personaggi un po’ grigi, la serie ebbe un successo enorme, arrivando nel 1952 in vetta alla classifica dei programmi più visti d’America e vincendo numerosi premi tra il 1953 e il 1955. Interrotta nel ’59 fu ripresa a colori nel ’67 con il titolo di Dragnet 1967 per chiudere definitivamente dopo novantotto episodi nel 1970.9

Di taglio decisamente documentaristico e con una rappresentazione della polizia zelante ed efficiente, Dragnet ha fatto da apripista a molte serie successive come Adam 12 e Squadra Emergenza10 e a distanza di mezzo secolo ha lasciato una traccia anche in una produzione a lei distante nel tempo quale The Shield.11

Dopo lo scandalo suscitato dai casi di corruzione nei quiz televisivi, a partire dalla metà degli anni cinquanta vennero sospesi molti giochi a premi ed incrementata la realizzazione di fiction e documentari. Contemporaneamente le sedi di produzione si spostarono da New York a Hollywood decretando il declino delle serie in diretta.12

1 Cfr. A. Grasso, Storia della televisione italiana, Milano, Garzanti, 2004, p. 5.
2 Cfr. E. Menduni, La televisione, Bologna, Il Mulino, 2002, pp. 36-37.
3 Cfr. R. Pastore, Sulle strade della fiction. Le serie poliziesche americane nella storia della televisione, Torino, Lindau, 2002, p. 33.
4 Cfr. ivi, p. 33-37.
5 Cfr. Ivi, pp. 33-37.
6 E. Barnouw, Il canale dell’opulenza. Storia della televisione americana, Roma, ERI/Edizioni RAI, 1981, pp. 104-105.
7 P. Kerr, Guardare i detectives in V. Zagario (a cura di), Hollywood in progress. Itinerari cinema televisione, Venezia, Marsilio, 1984, p. 222.
8 Cfr. R. Pastore, Sulle strade della fiction, op. cit., pp. 37-38.
9 Cfr. Ivi, pp. 37-38. In realtà alla chiusura definitiva seguirono due riaperture: nel 1989 venne prodotta una nuova serie intitolata The new Dragnet con protagonista il sergente Vic Daniels e nel 2003 venne girato un remake ambientato nella contemporaneità dal titolo L. A. Dragnet.
10. Cfr. L. Damerini F. Margaria, Dizionario dei telefilm, Milano, Garzanti, 2004, pp. 233-234.
11 Il detective Shane Vendrell, uno dei protagonisti di The shield ha lo stesso numero di distintivo del sergente Joe Friday il 714. Cfr. A. Grasso, Buona maestra. Perché i telefilm sono diventati più importanti del cinema e dei libri, Milano, Mondadori, 2007, pp.39-49.
12 R. Pastore, Sulle strade della fiction., op. cit., p. 43.

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